Verso la validazione degli apprendimenti non formali

In un’ottica educativa “permanente”, gli apprendimenti che l’Individuo sviluppa nell’arco della propria vita assumono connotazioni differenti.

È possibile infatti distinguere, a seconda della tipologia dell’attività di apprendimento, tre diverse categorie riferibili a quest’ultimo, vale a dire:

  • apprendimento a carattere “formale”;
  • apprendimento a carattere “non formale”;
  • apprendimento a carattere “informale”.

Non si tratta semplicemente di una distinzione terminologica o a carattere speculativo. Ben lo sa la Comunità Europea, che adotta una tale distinzione come carattere fondante di quel processo di “educazione permanente” su cui si basa la maggior parte delle indicazioni comunitarie e di disposizioni del parlamento di Strasburgo in relazione ai Programmi comunitari di Istruzione (quali il Programma ET 2020).

Il CEDEFOP (Centro Europeo per lo sviluppo della Formazione professionale) ha pubblicato nel 2009 le “linee guida europee per la validazione dell’apprendimento non formale e informale (European Guidelines for validating non-formal and informal learning)”; si tratta di un valido punto di riferimento per quanti sono a diversi livelli e con differenti motivazioni interessati all’argomento in corso di trattazione.

Il documento formula efficaci definizioni relative alle diverse tipologie di apprendimento, che fedelmente riportiamo:

Apprendimento formale: “apprendimento erogato in un contesto organizzato e strutturato (ad esempio, in un istituto d’istruzione o di formazione o sul lavoro), appositamente progettato come tale (in termini di obiettivi dell’apprendimento e tempi o risorse per l’apprendimento). L’apprendimento formale è intenzionale dal punto di vista del discente (si potrebbe aggiungere “intenzionale e programmato dal punto di vista del Docente – N.d.A.). Di norma sfocia in una convalida e in una certificazione.

Apprendimento non formale: “apprendimento erogato nell’ambito di attività pianificate non specificamente concepite come apprendimento (in termini di obiettivi, di tempi o di sostegno all’apprendimento). L’apprendimento non formale è intenzionale dal punto di vista del discente.”

Apprendimento informale: “apprendimento risultante dalle attività della vita quotidiana legate al lavoro, alla famiglia e al tempo libero. Non è strutturato in termini di obiettivi di apprendimento, di tempi o di risorse dell’apprendimento. Nella maggior parte dei casi l’apprendimento informale non è intenzionale dal punto di vista del discente.”

Pur con qualche riserva da parte di chi scrive in ordine al ruolo non esplicitato del Docente nelle varie forme di apprendimento, le definizioni riportate appaiono del tutto esaustive nel delineare le differenze fra le stesse; indicative, altresì, per introdurre l’argomento centrale di quest’articolo.

Da tempo l’Europa è indirizzata ad attribuire agli apprendimenti non formali (quelli, ricordiamolo, pianificati “al di fuori” di un contesto istituzionale) un ampio valore educativo e formativo in un quadro di educazione permanente. In tal senso, ad esempio, Paesi come Francia e Gran Bretagna (quest’ultima al di fuori dal contesto comunitario, ma significativamente “in progress” in campo formativo) già si muovono, sia pure secondo diverse modalità, conferendo alle risultanze di apprendimenti derivanti da iniziative e progetti non istituzionalizzati, ma non per questo privi di valore e d’interesse, un valore in termini di efficacia o integrativa rispetto a quello derivante dal possesso di titoli sanciti da Istituzioni scolastiche o universitarie. In una parola, la Comunità europea, nel quadro di un processo educativo che non può e non deve esaurirsi con il completamento di cicli di studio istituzionalizzati, lancia il suo segnale agli stati membri, sollecitandoli a destinare la dovuta attenzione a tutte quelle attività che, di fatto, consentono all’Individuo prima, all’Uomo e al Cittadino poi, di poter contare su supporti formativi in grado di accompagnarlo in un processo di graduale autonomia e sviluppo delle proprie competenze nei diversi settori professionali, lavorativi, economici e civico-sociali.

In questo quadro, piena e legittima cittadinanza assume la Mission di Certipass, tesa ad attestare il possesso di quelle competenze digitali che il Parlamento europeo cita fra le “competenze chiave per l’educazione permanente” nell’apposito documento del 18 dicembre 2006. Le sue certificazioni, infatti, rivestono a pieno il carattere di validazione di apprendimenti di tipo non formale nel settore ICT, garantita da procedure imparziali e da contenuti in linea con le indicazioni comunitarie, ma non solo: esse, grazie alla specificità dei profili in cui sono articolate, sono infatti anche in grado di integrare opportunamente i Piani dell’Offerta formativa elaborati e promossi a vari livelli nelle nostre istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado, conferendo un valore aggiunto proprio a quegli apprendimenti di tipo formale se cui la Scuola basa la sua stessa ragion d’essere.

Certipass raccoglie quindi la sfida istituzionale che si delinea all’orizzonte rispetto alla validazione degli apprendimenti non formali, sicura di poter portare sul campo risorse umane e tecnologiche competitive e in linea con le future istanze del nostro Paese.

Link correlati

http://www.cedefop.europa.eu/en/news/4041.aspx (in inglese)
http://www.eurodesk.it/educazione-non-formale
http://www.aefonline.eu/index.php?option=com_content&task=view&id=54&Itemid=30