APC Informatica

L’unica cosa che la “Patente Europea del Computer” ha in comune con una normale patente (come quella automobilistica) e con l’Europa è il nome: si tratta infatti di un semplice marchio commerciale, con tanto di brevetto industriale, e non di un titolo di studio unico ed ufficiale rilasciato dall’Ue. Ne parla l’Eurispes sul rapporto “La certificazione informatica in Italia”, che è stato presentato allo Smau. In Italia dal 2000 al 2003 oltre mezzo milione di persone hanno conseguito una certificazione sulle loro conoscenze informatiche.

Solo ora, aggiunge l’Eurispes, dopo l’emanazione di un parere del Garante della Concorrenza, e dopo una sentenza del Tar del Lazio, “l’effetto distorsivo è con ogni probabilità destinato ad attenuarsi”. Ma il rapporto dell’istituto “mette in luce che in Italia occorre maggiore chiarezza nell’ambito della formazione informatica”. Nella società dell’informazione i cittadini devono essere in condizione di apprendere l’uso del computer, e per coloro che aspirano ad un posto di lavoro nella PA questo si intreccia con la necessità di accertare le loro conoscenze informatiche.

A questo punto ecco la International/European Computer Driving Licence (Ecdl), che tradotta in ‘Patente Europea per il Computer’, prosegue l’Eurispes, “ha assunto nel linguaggio comune il significato di certificazione informatica per antonomasia”. Come già accennato, unica licenziataria in Italia è l’Aica, associazione senza scopo di lucro istituita nel 1961. “Il diritto dell’Ecdl di utilizzare la bandiera europea – si legge – ha contribuito ad accrescere la convinzione di quanti erano interessati a conseguire una certificazione di trovarsene di fronte una avente valenza continentale e rispondente ad uno standard ufficiale fissato come unico per tutti i paesi dell’unione”.

E invece “la Patente Europea non rappresenta la sola certificazione delle conoscenze di base – prosegue il rapporto – così come affermato dal Garante della Concorrenza e dal Tar del Lazio”. In particolare il Tar ha statuito che “la cosiddetta ‘patente europea del computer’ non rappresenta un titolo di studio o abilitazione riconosciuta dall’Unione europea – dice Eurispes – ma esclusivamente un marchio industriale, tutelato da brevetto comunitario (n.655274) registrato anche in Italia”. Eppure il ministero per l’Innovazione tecnologica l’ha inserita nel documento sulle “Linee guida del Governo per lo sviluppo della società dell’informazione nella legislatura”, osserva l’istituto, mentre Welfare e Istruzione hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per diffondere e promuovere lo standard Ecdl, presso le scuole e tutti i centri del lavoro.

Fermo restando che “la scelta da parte delle PA di utilizzare lo standard Ecdl è assolutamente legittima – dice lo studio – deve avvenire nell’ambito dello svolgimento di regolari bandi di gara, che consentano la partecipazione di tutti i soggetti del settore”.